San Filippo Neri

Filippo, figlio di un notaio, nacque il 21 luglio 1515 a Firenze, dove trascorse l’infanzia e l’adolescenza, frequentando il convento domenicano di San Marco. A diciotto anni, per ragioni economiche, il padre lo inviò ad un parente facoltoso in Campania per iniziarlo alla mercatura. Non vi rimase: nel 1534 egli andò a Roma in veste di pellegrino, e da allora non lasciò mai più la Città Eterna. Precettore in casa di un concittadino, frequentò per poco studi di filosofia e teologia, ma non si addottorò. Si sentiva più portato alla vita eremitica, di preghiera, di meditazione, alla frequentazione delle chiese e delle catacombe.

Era trentenne quando lo colpì una violenta esperienza soprannaturale: qualcosa come una folgorazione interiore che lo segnò anche nel fisico. Da allora cominciò a svolgere opera di apostolato.

Nel 1548, insieme con il confessore Persiano Rosa, diede vita ad una prima istituzione devota, la Confraternita della Santissima Trinità, che dal 1550 ebbe per compito specifico la cura dei pellegrini. Nel 1551, dietro consiglio ed incitamento del confessore, ricevette il sacerdozio e prese abitazione in San Girolamo della Carità fra i preti che attendevano a quella Confraternita.

Filippo si rivelò presto un personaggio affascinante, per la purezza di costumi, per la sua giocosa amabilità, il suo tratto gentile, e per le sue trovate scherzose: per doti singolari, cioè, che facevano spicco fra i severi “spirituali” dell’età tridentina. Presto, attorno al suo confessionale e nella sua stanzetta, fra i suoi penitenti cominciò a formarsi un sodalizio di anime fervorose. Si intrattenevano in preghiera, letture pie, conversazioni familiari, canto di laudi (un genere musicale di tradizione fiorentina che diverrà uno degli elementi più singolari dell’Oratorio), passeggiate all’aperto, visite alle Sette Chiese. Nasceva l’Oratorio: istituzione nuova, che andrà articolandosi meglio nelle sue pratiche e che presto finirà per attirare un gran numero di persone di ogni ceto ed età.

Nel 1564, dietro richiesta dei fiorentini di Roma, il Papa affidò a Filippo, ormai figura eminente nel mondo religioso romano, la chiesa nazionale di San Giovanni dei Fiorentini. Egli mantenne la sua stanza a San Girolamo ed inviò a San Giovanni alcuni suoi figli spirituali (tra i quali avrà rilievo il padre della storia ecclesiastica, Cesare Baronio) da lui promossi al sacerdozio. Fu così che a San Giovanni, nel giro di qualche anno, venne a comporsi una piccola comunità di sacerdoti, quasi tutti posti sotto la direzione spirituale del Neri.

È in questo fervido ambiente, fra la chiesa dei fiorentini e l’Oratorio di San Girolamo, che quella modesta accolta di uomini volenterosi – fino allora una semplice convivenza familiare sotto la guida di padre Filippo – arrivò a configurarsi in un’istituzione ecclesiastica, riconosciuta poi ed approvata da una bolla pontificia con la denominazione di Congregazione dell’Oratorio. La bolla Copiosus in misericordia, del 15 luglio 1575, affidava al nascente sodalizio l’antica chiesetta di Santa Maria in Vallicella, povera e fatiscente. Filippo la fece subito demolire per erigervi la nuova grande chiesa, dove si incomincerà ad officiare l’anno seguente.

Padre Filippo muore ottuagenario il 26 maggio 1595 nel compianto universale di tutta Roma, di umili e di grandi, fino alle alte gerarchie della Chiesa, al Papa di cui Filippo era stato figlio devoto e ricercato consigliere.