Biblioteca

Le origini della biblioteca dell’Oratorio filippino della Pace possono essere fatte risalire ai primi anni del Seicento, anche se una traccia della sua esistenza si trova già in un verbale del 1573. In uno dei primi decreti dei “Padri Riformati della Pace” (così allora si chiamavano) troviamo scritto: “[…] Tutti i libri si metteranno in comune e si terranno in camera solo quelli che il Padre (cioè il superiore) consentirà”.

Non appare ancora, a questa data, la figura del “bibliotecario”: essa diventerà stabile solo dal 1622. La cosa è spiegabile col fatto che i Padri della Pace nel 1619 accettarono pro viribus le Costituzioni dell’Oratorio di san Filippo Neri, anche se la Congregazione della Pace era già stata riconosciuta sin dal 1598 ad instar di quella dell’Oratorio di Roma.

Se si vuole ricostruire, sia pure per sommi capi, la storia dell’antica biblioteca della Pace dobbiamo affidarci a un prezioso manoscritto (G/62) d’archivio, opera del padre Sebastiano Maggi (1764–1833), intitolato Breve memoria su l’utilità in ogni casa religiosa della comune libreria, nel quale è compresa una Breve istoria dell’antica Libreria della Congregazione. Da essa apprendiamo che la biblioteca dei filippini, una delle più cospicue della città, venne incamerata dallo Stato nel periodo napoleonico e quindi trasportata nella Biblioteca Civica Queriniana, che ne fu così arricchita in modo considerevole.

Dell’antica libreria esisteva un “magnifico catalogo” opera del fratello laico Giovanni Battista Corsino, che aveva studiato all’Università di Padova ed era entrato in Congregazione nel 1696. Purtroppo di questo lavoro, che ci avrebbe consentito di ricostruire pienamente la consistenza della biblioteca, si sono perse le tracce. Sappiamo però dai lasciti testamentari che oltre ai libri acquistati dai padri nel corso del XVII e XVIII secolo, confluirono alla Pace l’importante raccolta libraria del sacerdote Bernardino Faino, ricca di manoscritti, e quella del canonico Gagliardi, della quale esistono memoria della cessione e un inventario .

La soppressione della Congregazione avvenne nell’ottobre del 1797 e tutti libri, che si trovavano alla Pace furono portati alla Queriniana. Padre Maggi, che era stato bibliotecario fino alla soppressione e conosceva il pregio dei libri in essa contenuti, scrive al termine della sua storia:

«Così periscono in un momento, per la permissione di Dio, tante spese e fatiche fatte da molti per più di un secolo e mezzo. E così periscono molte opere esterne anche buone degli uomini. Non v’ha che la virtù, che ci dura sempre, e nessuno può rapircela. Rallegriamoci adunque, poiché (quando non ci manchino i libri necessari e più utili) possiamo e dobbiamo procurare di avere beni più stabili e preziosi di tutti quanti i libri più rari, cioè l’amore alla nostra vocazione, la carità, l’umiltà, ed il sincero e puro zelo della gloria di Dio”.

Il manoscritto di padre Maggi è stato letto a tutti i Padri della ricostituita Congregazione nel giugno del 1830, in occasione della riapertura della biblioteca della Pace. In essa affluirono molti libri dei padri Sebastiano e Vincenzo Maggi; altri ne vennero acquistati nel corso del XX secolo. Tuttavia non si riuscì mai a dare ad essi un ordine definitivo, e nemmeno un catalogo. Questo, con l’aiuto di mezzi informatici, è stato realizzato in anni recenti, nei quali si è provveduto a riordinare gli scaffali, accorpando con l’occasione la consistente biblioteca del defunto vescovo oratoriano Carlo Manziana, e a numerare (o rinumerare) tutti i volumi, separando i doppi e quelli non strettamente pertinenti.

Oltre ai quasi 20.000 libri, sono catalogate su inventario separato anche 365 pubblicazioni periodiche in lingua italiana e non, per un totale di 200 metri lineari di scaffatura.