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Memoria liturgica del beato Antonio Grassi

15 dicembre, 2017

In una delle più antiche Congregazioni dell’Oratorio, quella di Fermo, costituitasi nelle Marche nel 1586, visse il beato Antonio Grassi, il terzo dei beati filippini in ordine di glorificazione, innalzato sugli altari da papa Leone XIII nell’Anno Santo 1900.

Era nato a Fermo il 13 novembre 1592, e fin da fanciullo aveva condotto una vita semplice ed austera, improntata a sincera devozione, educato dai Padri dell’Oratorio della sua città. Entrò in Congregazione l’11 ottobre 1609 ed il 17 dicembre 1617 fu ordinato sacerdote; eletto ininterrottamente Preposito della Comunità dal 1635 fino alla sua morte, esercitò il suo ministero nell’istruzione catechistica e spirituale, nella carità verso gli infermi ed i carcerati, nella cura dei fanciulli e dei giovani.

Anche a Roma, dove nel 1625 si recò pellegrino per il Giubileo, si conobbero gli splendidi esempi di fede e di pietà che segnano tutta la sua vita, alimentata dall’orazione e dal trasporto mistico. Quotidianità e momenti di straordinarie esperienze spirituali si intrecciano nello svolgersi delle sue giornate, e la gente, affascinata da quella semplicità misteriosa e profetica, fu attirata al suo consiglio, soprattutto in confessionale, dove “bisogna compatire, – diceva – aiutare, consolare”.

Fu “angelo di pace”, nel comporre numerose rivalità, e fu chiamato “padre dei poveri” per la carità eroica con la quale tutto distribuiva, persino i propri indumenti. Coltivò verso la Vergine una tenerissima devozione, manifestata anche con i numerosi pellegrinaggi a piedi alla Santa Casa di Loreto, nel cui Santuario, il 4 settembre 1621, rimase prodigiosamente illeso da un fulmine che pure bruciò le sue vesti. I Sommi Pontefici Clemente X e Innocenzo XI lo tennero in grande stima, e personaggi famosi, tra cui l’oratoriano card. Colloredo, che organizzò il suo processo di beatificazione, videro in lui un autentico modello di vita.

Ormai prossimo alla fine, ripeteva continuamente ai suoi figli spirituali: “Oh che bella cosa morire figli di san Filippo!”. Assistito spiritualmente dai suoi confratelli e dall’arcivescovo di Fermo, che non si mosse dal suo capezzale per tutti i giorni della sua lunga agonia, si addormentò nel Signore il 13 dicembre 1671. La fama di santità che godette in vita, si estese subito, in Italia e fuori, particolarmente in Germania, favorita da molti miracoli ottenuti per sua intercessione. Il suo corpo è venerato in Fermo, sotto l’altar maggiore della chiesa del Carmine.

Fonte: www.oratoriosanfilippo.org

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Data:
15 dicembre, 2017
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